DescrizioneVivere all'estero
I cittadini dell'Unione, che si tratti di lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, pensionati o studenti, possono vivere e lavorare in qualsiasi località dell'UE e, ovviamente, possono portare con sé i familiari.
Diritto di soggiorno per i lavoratori
Chiunque lavori in un altro paese dell'UE ha diritto al permesso di soggiorno, anche nel caso di lavoro a tempo parziale.
Per i cittadini degli Stati membri dell'UE che intendano trascorrere più di tre mesi in un altro paese dell'UE è ancora necessario il permesso di soggiorno. Benché si tratti di una pura formalità (il rilascio del permesso è un loro diritto) vige tuttora l'obbligo di richiederlo.
Per ottenere il permesso di soggiorno, chi lavora in un altro paese dell'UE deve solo esibire la carta d'identità o il passaporto e dimostrare di avere un posto di lavoro. Di norma, i lavoratori dipendenti presentano il contratto di lavoro o una dichiarazione del datore di lavoro.
Studiare in un altro paese dell'UE
I cittadini dell'UE possono studiare dovunque desiderino all'interno dell'Unione europea. Gli studenti provenienti da altri paesi dell'UE non devono subire discriminazioni rispetto agli studenti del paese ospitante, per quanto riguarda l'ammissione ai corsi, le tasse d'iscrizione e lo svolgimento del corso di studi .
Gli studenti degli Stati membri dell'UE hanno diritto al permesso di soggiorno, purché soddisfino tre condizioni:
· devono essere stati accettati da un istituto superiore o da una università e aver provveduto all'iscrizione,
· devono disporre di un'assicurazione malattie,
· devono essere in grado di dimostrare alle autorità competenti di disporre di denaro sufficiente per il proprio mantenimento. «Sufficiente» significa al di sopra della soglia della pensione sociale del paese ospitante.
Se uno studente soddisfa tutti questi requisiti le autorità nazionali del paese ospitante non possono negargli il permesso di soggiorno. Il massimo che possono fare è chiedergli di versare la stessa tassa pagata dai propri cittadini per il rilascio dei documenti di identità. Il diritto a risiedere nel paese vale per tutta la durata del corso di studi e non oltre.
La direttiva sul diritto di residenza per gli studenti si applica solo nel caso in cui lo studente si trovi in un altro Stato membro esclusivamente per motivi di studio. Se trova lavoro in questo Stato, rientra nella normativa UE sulla libertà di circolazione. Come qualsiasi lavoratore «normale», dovrà produrre il contratto di lavoro o la dichiarazione del datore di lavoro. Anche le famiglie degli studenti hanno il diritto di vivere e di lavorare nello stesso paese senza formalità particolari.
Pensionati: un posto al sole
I pensionati possono trascorrere gli anni della vecchiaia in qualsiasi paese dell'Unione europea. Le uniche condizioni per ottenere il permesso di soggiorno sono l'iscrizione ad un'assicurazione malattie e la disponibilità di un reddito superiore alla soglia prevista per il ricorso alle prestazioni previdenziali.
La direttiva del 1992 sul «diritto di soggiorno» conferisce anche ai pensionati il diritto di vivere ovunque desiderino all'interno dell'Unione europea, purché siano soddisfatte due condizioni: devono essere in grado di mantenersi con i propri mezzi e devono avere un'assicurazione malattia. Per soddisfare la prima condizione è necessario dimostrare di avere un reddito sufficiente per non dover ricorrere alle prestazioni previdenziali nel paese ospitante. Per informarsi sul livello minimo di reddito basta rivolgersi ai consolati dei vari Stati membri. Tutto ciò che serve come prova è una copia del certificato di pensione.
Chiunque sia affiliato a un sistema obbligatorio di assicurazione malattie per pensionati conserva la copertura assicurativa anche negli altri Stati membri dell'UE. Prima di andare all'estero, comunque, è essenziale comunicarlo all'istituto di assicurazione nel paese di residenza, per non avere sorprese in merito alla copertura. Attenzione: non si deve smettere di pagare i contributi! Mantenendo la copertura assicurativa nel proprio paese, se ci si ammala sarà l'ente mutualistico del nuovo paese di residenza a pagare il conto.
Se sono soddisfatte entrambe le condizioni - reddito e assicurazione - le autorità competenti sono tenute a concedere il permesso di soggiorno, che di norma è valido per cinque anni e prorogabile. Il permesso di soggiorno va chiesto alle autorità estere dopo l'arrivo nel paese.
Per evitare sorprese, prima di trasferirsi è bene informarsi sempre presso l'ambasciata del paese di destinazione se ci sono imposte o tasse da pagare e, nel caso, di quale entità.
Viene anche la famiglia
Chi lavora in un altro paese dell'UE può portare con sé anche la famiglia. I familiari di un lavoratore godono del diritto «derivato» di vivere nello stesso paese anche se non sono cittadini dell'UE.
I familiari dei cittadini dell'Unione hanno diritto al permesso di soggiorno a titolo personale o per effetto del loro legame di parentela con il cittadino dell'Unione.
· Le persone che hanno un lavoro, o che dispongono di un reddito adeguato, hanno diritto al permesso di soggiorno a titolo personale.
· Le persone che non soddisfano i requisiti della normativa UE, ma sono familiari di soggetti aventi diritto al permesso di soggiorno godono di un diritto «derivato» di risiedere nel paese.
Per «familiari» s'intendono il coniuge e i figli di età inferiore ai 21 anni, o comunque i figli a carico. I parenti in linea ascendente (genitori, nonni) sono considerati familiari se sono a carico di una persona con diritto di soggiorno.
Il permesso di soggiorno di chi vive in un paese dell'UE in virtù di un diritto «derivato» ha lo stesso periodo di validità di quello della persona da cui è derivato il diritto. Se, per qualsivoglia motivo, la persona da cui i familiari derivano il rispettivo diritto di soggiorno perde il proprio titolo a risiedere nel paese, vengono a cessare anche i diritti «derivati». Lo stesso vale se il rapporto finisce (divorzio) o se i figli sopra i 21 anni non sono più a carico.
Inoltre, prima di rilasciare il permesso di soggiorno a membri della famiglia, viene richiesta una prova del fatto che la famiglia disponga di un'abitazione sufficientemente grande per viverci.
In linea di principio, le norme sul diritto di soggiorno per i familiari si applicano anche a cittadini extracomunitari, ai quali tuttavia può essere richiesto un visto la prima volta che entrano nel paese.
Elezioni europee e elezioni locali: i cittadini dell'UE votano nel paese dove vivono
Per le elezioni al Parlamento europeo i cittadini dell'UE possono votare e candidarsi nello Stato membro dove vivono, anche se non sono cittadini di quel paese. I dettagli precisi sull'esercizio di questo diritto di voto attivo e passivo sono definiti nelle leggi elettorali nazionali. Quindi, aspetti quali l'età minima per accedere al voto sono ancora di competenza dei singoli Stati membri dell'UE.
I cittadini di altri paesi dell'UE possono partecipare alle elezioni europee alle stesse condizioni dei locali; l'unico requisito aggiuntivo è il fatto di non poter votare contemporaneamente nel paese d'origine.
Affinché a nessuno venga in mente di votare due volte - nel paese d'origine e in quello di residenza - le persone che intendono votare o candidarsi in un altro paese dell'UE devono presentare una dichiarazione nel paese di residenza, per confermare che non intendono votare né candidarsi altrove. Gli Stati membri si scambiano informazioni sugli elenchi elettorali e sulle liste dei candidati.
I cittadini dell'Unione possono anche votare e candidarsi negli Stati membri di residenza in occasione delle elezioni locali (amministrative).
Automobili: l'omologazione europea
Nel 1996 è entrata in vigore una direttiva UE che istituisce un modello di omologazione UE per gli autoveicoli. Questo significa che ora i fabbricanti devono limitarsi a chiedere un'unica omologazione per un particolare modello di automobile, che s'intende valida per l'intero mercato europeo, eliminando così tutti i problemi relativi all'immatricolazione dell'automobile in un altro paese dell'UE.
In passato, l'omologazione degli autoveicoli aveva una validità esclusivamente nazionale. Da oggi le cose sono diverse: chi importa un'automobile nuova da un altro paese dell'UE non sarà più obbligato a effettuare costose conversioni tecniche (nel caso dei modelli più vecchi spesso sono però ancora richieste omologazioni speciali).
L'immatricolazione e il controllo tecnico degli autoveicoli per il trasporto di persone sono ancora valide esclusivamente nel territorio dei singoli Stati membri. Di conseguenza, la procedura di immatricolazione è ancora di competenza nazionale. Non ci saranno targhe europee in sostituzione di quelle nazionali. Se importate un'automobile dovete immatricolarla nel paese dove risiedete normalmente e non in quello della vostra seconda residenza.
Se intendete andare all'estero per un certo periodo, la vostra automobile può restare immatricolata nel vostro paese d'origine, purché vi manteniate la regolare residenza e l'assenza non superi i sei mesi: se volete continuare ad utilizzare l'automobile nel paese dove avete la seconda casa o nella casa delle vacanze oltre il termine stabilito, di norma dovete immatricolarla nuovamente, a meno che le autorità del posto siano disposte a concedervi una proroga.
Una sola patente di guida valida per tutta Europa
Il 10 luglio 1996 è entrata in vigore la direttiva UE sulle patenti di guida. In futuro, le patenti di guida saranno rilasciate sulla base degli stessi esami di guida e con riferimento alle stesse categorie in tutta Europa.
La patente di guida europea introduce dei cambiamenti importanti. La precedente classificazione nazionale delle patenti di guida viene sostituita dalle categorie europee: A, B, C, D e E.
In futuro, per la categoria A (motocicli) ci sarà una patente di guida per gradi. Per guidare un'automobile sarà necessaria una patente di guida della categoria B, che permette di condurre veicoli fino a 3,5 tonnellate di peso e con un massimo di otto posti oltre al sedile del guidatore.
Chi desideri guidare un veicolo di peso complessivo superiore a 3,5 tonnellate dovrà munirsi di una patente di guida di categoria C (veicoli pesanti). Per il trasporto di passeggeri in un veicolo con più di otto posti è necessaria la patente di categoria D, mentre la categoria E riguarda i rimorchi.
Queste novità legislative non incidono granché sui titolari delle patenti di guida tradizionali: la vecchia patente continuerà infatti ad essere valida anche dopo che la direttiva sarà recepita dalla legislazione nazionale. Tuttavia, chi desidera farlo potrà sostituire la vecchia patente con un nuovo documento comunitario. Una serie di disposizioni generali garantiranno che in caso di sostituzione della patente, gli automobilisti non perdano i diritti già acquisiti.
Dal 1996, le patenti di guida rilasciate in uno Stato membro sono valide in tutta l'Unione. Non esiste più l'obbligo di sostituire la patente di guida in caso di soggiorni di diversi anni in un altro Stato membro dell'UE.